Abdullah Özalp

_0000069Abdullah Özalp, sessant’anni, quattro figli, tutti lontani, ma non troppo. Uno insegnante, uno dottore, nessuno scultore, «è un mestiere difficile,» dice, «pochi guadagni in questo paese, la gente non è interessata», degli_0000015 altri due figli non ne parla. Abdullah vive ad Harbye nella regione di Hatay, a pochi passi dal confine siriano, è scultore da cinquant’anni, «cento dicono i miei figli, dato che lavoro sedici ore al giorno». I capelli, una volta
neri, sono ormai grigi, il corpo piccolo, due mani poderose. Figlio e nipote di amanuensi, cesellatori della pietra di un’antico metodo di stampa. Orgoglioso delle sue origini, «iniziai così a scolpire la pietra», spiega. Sfoglia un libro di suo padre Ali, scegliendo la pagina quando alzo la macchina fotografica.

«Mi hanno commisionato di tutto,» dice, «ho inciso una scacchiera per Antony Quinn e una per quel francese_0000024
che andava sott’acqua», Jacques Cousteau, «anche il Vaticano mi aveva commissionato un tavolo, quando c’era quel Papa a cui un turco aveva sparato,» Giovanni Paolo II, “ma il piede per poggiare il piano arrivava a metà della scultura e in Europa sostenevano che doveva poggiare sulla testa, non è usuale dicevano, avevano già firmato le carte, ma i prelati da Istanbul dicevano che non era conforme un tavolo del genere, non normale. Io gli risposi: “Perchè io sono normale?”».

La sua casa è un museo, mosaici sul pavimento, teste ovunque. «Platone, Socrate, Marco Aurelio e sua_0000037 moglie Faustina, Hammurabi», storia e filosofia pavimentano il suo laboratorio. Marmo, basalto, argento minerale, gli si illuminano gli occhi. Il suo inglese arabizzato non lo ferma, cerca la parola, si esprime a gesti, la trova.

Orgoglioso, cerca una copia sgualcita del National Geographic turco del 2009, sepolta sotto decine di altre riviste. Parlano di lui.

«Poco tempo fa mi è venuto a trovare l’ambasciatore italiano», dice. Qual’è il personaggio che preferisci_0000046 scolpire? «Marco Aurelio, Socrate», ma è su Dafne che ha un debole, confida con un sorriso. «ah Defne! Questa l’ho scolpita con un mio design, anche quest’altra e anche quella nell’angolo».

Arriva un conoscente, lo accompagna un potenziale cliente che arriva da lontano, Istanbul. Un veloce giro nell’atelier. L’accompagnatore si gira, unisce gli indici silenziosamente ad indicare la sua grande amicizia con il grande scultore. Se ne vanno. Abdullah si siede ed instancabile, continua il suo lavoro.

All right reserved ©Mattia Marinolli